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La forma di colonialismo chiamata “Unità d’Italia”.

regnodinapoli8gmHanno osato chiamarlo Risorgimento e, dopo circa 150 anni, stiamo ancora a chiederci chi mai è risorto da quella triste pagina storica. Di certo il meridione, l’antico e glorioso Regno delle Due Sicilie la cui origine storica risale al primo secolo dell’anno “Mille”, piú che risorgere è stato letteralmente affossato, rapinato ed, ultimamente, mandato anche a quel paese, con la complicità di una classe politica asservita agli interessi dell’industria padana che, pur di avere il portafoglio gonfio, non ha esitato a prostituire la sua stessa indipendenza, la sua dignità e gli interessi della sua gente. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione dilagante, appropriazione indebita delle poche risorse di cui disponiamo e, dulcis in fundo, accaparramento di 17 miliardi di Euro, fondi europei destinati al sud e convogliati nelle casse della “Bossi & Company Corporation”. Cosí, mentre le linee ferroviarie Bari-Lecce e Salerno-Reggio Calabria hanno ancora un solo binario, “La Padania”, giornale della Lega Nord, annuncia a caratteri cubitali che Milano avrà una nuova linea metropolitana. Le aziende del sud falliscono, in compenso lo Stato interviene per salvare quelle del nord che, in fatto di irregolarità contabili e di bilanci truccati, meriterebbero il Nobel per la “rapina organizzata”. Basta ricordare il caso Parmalat per avere una conferma esplicita. Ecco adesso arriva il Federalismo Fiscale. Si discute, si parla, si fanno battutine. Nessuno si rende conto del danno che esso apporterà al sud. Le conseguenze le vedremo tra un paio d’anni e, tradotto in parole povere, significherà maggiore disoccupazione, ulteriore fallimento delle nostre aziende, aumento della pressione fiscale, solo per noi perché al nord invece essa diminuirà. Diminuiranno anche le possibilità di avere finanziamenti, del resto le banche sono ormai pressoché tutte dislocate oltre il Tevere. Basta documentarsi un poco per scoprire che i tassi d’interesse praticati dagli istituti di credito sono inferiori al nord rispetto al sud. Come potrebbe mai decollare la nostra economia in questo modo? Aggiungiamo, ancora, i tagli ai voli ed ai treni del sud per comprendere che ci stanno anche isolando dal mondo. Auguriamoci almeno che qualche compagnia aerea francese o inglese, magari tedesca, ma va bene pure congolese, si dimostri piú comprensiva dei nostri politicanti. Altro che Risorgimento, è stato solo colonialismo. Ancora oggi siamo la prima, ed unica, colonia dello Stato voluto dai piemontesi. Come in tutte le colonie, infatti, costituiamo lo sbocco economico dei prodotti commerciali dei colonizzatori: le industrie del nord. Loro producono e noi, fessi, compriamo i loro prodotti adulterati, scaduti e con le date contraffatte, sin quando non ci avranno pure avvelenati. Poi, ancor piú servi dei servi, la domenica ci infervoriamo tifando Inter, Juve, Milan, le squadre dei nostri colonizzatori, e mandiamo al diavolo i nostri fratelli meridionali. Mettiamoci in testa che per un bresciano o un bergamasco Lecce e Bari o Salerno e Napoli hanno un solo appellativo: “Terroni”. Anche per le loro guerre ci hanno sfruttato. Basti vedere il numero dei caduti meridionali nei due conflitti mondiali, per accorgersi che erano di gran lunga superiori a quelli del nord. Oggi, in tutte i centri abitati del sud esiste un monumento ai caduti, la stessa cosa non accade per quelli oltre il Po. Allora smettiamola di mandare i nostri soldi a chi ci sfrutta, compriamo solo prodotti meridionali o al massimo stranieri, ma finiamola una buona volta per tutte di arricchire chi ci deruba da 150 anni. Smettiamola anche con le rivalità calcistiche fra noi, il “campanile” era un costume in uso al settentrione, non al civile Regno delle Due Sicilie, Stato indipendente dai tempi dei Normanni, quando i Savoia erano semplici signorotti di un piccolo feudo montano e prima ancora che il figlio di un macellaio fiorentino, alla testa di una gang di bombaroli, industriali e politici indebitati, venissero a renderci schiavi con le loro idee pseudo patriottiche. Se tutti insieme la finiamo di regalare soldi all’industria del nord, acquistando, ripeto, prodotti meridionali o al massimo stranieri, nel giro di pochi mesi sapranno anche loro cosa significa veramente disoccupazione, fame e miseria. Dipende solo da noi.

Cosimo Enrico Marseglia

8 Commenti a " La forma di colonialismo chiamata “Unità d’Italia”. "

  1. nathan scrive:

    caro C.E.M.,
    se non fossimo schiavi saremmo liberi e se fossimo liberi non voteremmo da schiavi. pertanto, si raccoglie sempre ciò che si semina. il prodigarsi per rendere gli individui liberi danneggia l’aspirazione a detenere il potere per mezzo della politica, che nei nostri piccoli e piccolissimi centri poggia le proprie radici nel mantenere al guinzaglio i concittadini, evitando che questi ultimi si emancipino e, divenuti liberi, si ribellino alla schiavitù aspirando alla libertà.
    un abbraccio di cuore.

  2. Dylan scrive:

    Sarebbe interessante poter leggere cosa vi fosse di tanto glorioso nel Regno delle due Sicilie. A me risulta che il paese fosse immerso nella piu’ totale miseria ed ignoranza. Per non parlare poi dei sopprusi che il popolo doveva subire da parte dei suoi tiranni.

    In questo caso, secondo me, il fine non giustifica i mezzi, non si puo’ osannare un periodo veramente orrendo nella storia del meridione per criticare l’attualitá.

    Non confondiamo inoltre le cose: terroni noi lo eravamo giá prima dell’unificazione, non lo siamo diventati dopo. Mentre il nord progrediva a pari passo con l’europa, il sud veniva sfruttato e tenuto a freno dai suoi padroni. Dobbiamo a loro, in parte, la nostra arretratezza.

    Per quello che riguarda il federalismo fiscale, penso che sia il progetto piu’ sensato che sia stato discusso in Iatlia. Anche in questo caso putroppo nell’articolo mancano spiegazioni sul perché esso debba essere cosi’ dannoso.

    Intanto molti soldi rimarrebbero direttamente nelle regioni, scomparirebbe il luogo comune di “Roma ladrona” e le responsabilitá sarebbero piú facilmente localizabili.

    Le entrate si potrebbero prevedere rendendo possible una pianificazione dei capitali e cosa piú importante ogni regione avrebbe un’interesse diretto nel cercare di aumentare in tutti i modi queste entrate, creando posti di lavoro e strutture generatrici di introiti (puo’ sembrare fantascienza ma non lo é).

    In Svizzera, paese in cui vivo, il federalismo va ancora piu’ in la, le entrate vengono divise tra stato, regioni e comuni, il che permette un livello di trasparenza quasi assoluto.

    In merito al boicottaggio dei prodotti “scaduti” del nord, al Milan, all’Inter, beh su quelle frasi é davvero difficile lasciare un commento. Ogni lettore la pensi come meglio crede.

    Personalmente sono orgoglioso che Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, culture cosi interessanti e differenti, appartengano alla mia nazione, l’Italia.

  3. L'autore scrive:

    Caro amico, è palese che la storia la scrivono i vincitori e, pertanto, la storiografia piemontese ha voluto dipingere il Regno delle Due Sicilie come retrogrado ed orrendo, come tu dici, quando invece si trattava della quarta potenza industriale del mondo. La Banca d’Italia, formata con i capitali degli altri Stati, aveva all’inizio un totale di oltre 700 milioni lire-oro ed oltre 500 milioni provenivano dal Banco di Napoli. Comunque ti invio un elenco dei primati del regno, nella speranza che possano bastare.
    1735: Prima Cattedra di Astronomia, in Italia, affidata a Napoli a Pietro De Martino

    1751: Il piú grande palazzo d’Europa a pianta orizzontale, il Real Albergo dei Poveri a Napoli

    1754: Prima Cattedra di Economia, nel mondo, affidata a Napoli ad Antonio Genovesi

    1762: Accademia di Architettura, una delle prime e piú prestigiose in Europa

    1763: Primo Cimitero italiano per poveri (il “Cimitero delle 366 fosse”, nei pressi di Poggioreale a Napoli, su disegno di Ferdinando Fuga)

    1781: Primo Codice Marittimo nel mondo (opera di Michele Jorio)

    1782: Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare

    1783: Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)

    1789: Prima assegnazione di “Case Popolari” in Italia (San Leucio presso Caserta).
    Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio)

    1792: Primo Atlante Marittimo nel mondo (Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Atlante Marittimo delle Due Sicilie. (vol. I) elaborato dalla prestigiosa Scuola di Cartografia napoletana)

    1801: Primo Museo Mineralogico del mondo

    1807: Primo “Orto botanico” in Italia a Napoli di concezione moderna

    1812: Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo

    1813: Primo Ospedale Psichiatrico italiano (Reale Morotrofio di Aversa)

    1818: Prima nave a vapore del Mediterraneo “Ferdinando I”

    1819: Primo Osservatorio Astronomico in Europa, a Capodimonte

    1832: Primo Ponte sospeso (il Ponte “Real Ferdinando” sul Garigliano), in ferro, in Europa continentale

    1833: Prima Nave da crociera in Europa “Francesco I”

    1835: Primo istituto italiano per sordomuti

    1836: Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo

    1837: Prima Città d’Italia ad avere l’illuminazione a gas (primo esperimento nei portici di San Francesco di Paola)

    1839: Prima Ferrovia italiana, tratto Napoli-Portici, poi prolungata sino a Salerno e a Caserta e Capua.

    1839: Prima galleria ferroviaria del mondo.
    Prima Illuminazione a Gas di una città italiana (terza in Europa dopo Londra e Parigi) con 350 lampade

    1840: Prima Fabbrica Metalmeccanica d’Italia per numero di operai (1050) a Pietrarsa presso Napoli

    1841: Primo Centro Vulcanologico nel mondo presso il Vesuvio. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia

    1843: Prima Nave da guerra a vapore d’Italia (pirofregata “Ercole”), varata a Castellammare.
    Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglia

    1845: Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa. Primo Osservatorio Meteorologico italiano (alle falde del Vesuvio)

    1848: Primo esperimento di illuminazione a luce elettrica d’Italia a Lecce, per opera di mons. Giuseppe Candido. Illuminazione dell’intera piazza in occasione della festa patronale.

    1852: Primo Telegrafo Elettrico in Italia (inaugurato il 31 luglio). Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (nel porto di Napoli).

    1853: Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America (Il “Sicilia” della Società Sicula Transatlantica di Salvatore De Pace: 26 i giorni impiegati).
    Prima applicazione dei principi Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi

    1856: Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta.
    Esposizione Internazionale di Parigi, premio per il terzo Paese del mondo come sviluppo industriale.
    Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi)
    Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Calmieri

    1859: Primo Stato Italiano in Europa produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno)

    1860: Prima Flotta Mercantile d’Italia (seconda flotta mercantile d’Europa) e prima Flotta Militare (terza flotta militare d’Europa).
    Prima nave ad elica (Monarca) in Italia varata a Castellammare.
    Piú grande Industria Navale d’Italia per operai (Castellammare di Stabia 2000 operai).
    Primo tra gli Stati italiani per numero di Orfanotrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza e Formazione.
    Istituzione di Collegi Militari (La Scuola Militare Nunziatella è il piú antico Istituto di Formazione Militare d’Italia, ed uno dei più antichi del mondo.
    Prime agenzie turistiche italiane.
    La piú bassa percentuale di mortalità infantile d’Italia.
    La piú alta percentuale di medici per abitanti in Italia.
    Prima città d’Italia per numero di Teatri (Napoli), il Teatro San Carlo è il piú antico teatro operante in Europa, costruito nel 1737.
    Prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli).
    Primo “Piano Regolatore” in Italia, per la Città di Napoli.
    Prima città d’Italia per numero di Tipografie (113, in Napoli).
    Prima città d’Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste.
    Primi Assegni Bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito).
    La piú alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120% alla Borsa di Parigi).
    Il Minore carico Tributario Erariale in Europa.
    Maggior quantità di Lire-oro nei Banchi Nazionali (dei 668 milioni di Lire-oro, patrimonio di tutti gli Stati italiani messi insieme, 443 milioni erano del regno delle Due Sicilie).
    Monopolio mondiale dello zolfo, avendo oltre 400 miniere di zolfo, copriva circa il 90% della produzione mondiale di zolfo e affini.
    Possiamo aggiungere a tutto questo la prima legge sull’immigrazione del 1815 dalla quale sembra che i nostri politici abbiano copiato quella del 2009.
    La storia sarebbe bene studiarla sui carteggi manoscritti dell’epoca, reperibili negli archivi di Stato, piuttosto che su testi ripetuti più volte. Sappia che ben 25 paesi meridionali sono stati rasi al suolo dal generale Cialdini e gli abitanti fucilati o rinchiusi nel lager di Fenestrelle in Piemonte, dove cessarono di vivere nella calce viva, solo perché fedeli al loro re. Il Generale Cialdini se la diede a gambe a Custoza, durante la terza guerra d’Indipendenza, di fronte agli Austriaci. Un’altra cosa, l’emigrazione di meridionali verso l’America cominciò nel 1860. Cissà perché?
    L’autore

  4. Dylan scrive:

    Caro Autore, io credo che sia possibile formulare una lista di primati sedicenti o verosimili come quelli forniti da te per ogni nazione del mondo.

    Credo nel tuo elenco, ma da solo, senza interpretazioni adeguate, penso che non valga poi tanto.

    Inoltre i punti da te elencati non contraddicono assolutamente quello che affermavo precedentemente. Il popolo puo’ soffrire la miseria pur avendo un’orto botanico allocato in qualche parte del regno. La massa puo’ vivere nell’ignoranza pur avendo la prima nave da guerra a vapore d’Italia.

    La corea del Nord, per esempio, possiede la bomba atomica (solo pochi stati nel mondo sono dotati di tale arma), ma dubito che gli abitanti la domenica pomeriggio si rilassino ascoltando “tutto il calcio minuto per minuto” via internet, commentando articoli vari, cosi’ come sto facendo io in questo momento.

    Da notare poi, che il 90 percento dei punti da te elencati riguarda Napoli e dintorni, non sia mai che un tempo si dicesse “Napoli ladrona”.

    Comunque non vorrei essere frainteso, la vena artistica e creativa della popolazione meridionale è indiscutibile. La nostra arte e cultura sono doti apprezzatissime in tutto il mondo. Anzi lo stereotipo italiano all’estero ha piu’ le sembianze di un meridionale che di un settentrionale. Io mi riferisco piu’ che altro ad aspetti piu’ pratici…

    Ti ringrazio per i consigli che mi dai in merito a come si dovrebbe studiare la storia. Alla soglia dei quarant’anni credo di aver raggiunto una certa maturità per capire che gli scritti di cento, duecento, trecento anni fa erano gli scritti moderni di cento duecento, trecento anni fa, e quindi anch’essi da trattare con molta cutela.

    Personalmente mi piace adottare anche un’ altro tipo di approccio, paragonare situazioni simili con evoluzioni differenti, pormi delle domande cercando di trovare delle risposte. E quindi tornando al problema originario da te sollevato, vorrei dire che l’emigrazione italiana ha riguardato anche il nord, tutta l’Italia ha conosciuto la miseria, ma il nord in qualche modo si è evoluto, mentre da noi dilagano la mafia, contributi pensionistici falsi, abusivismo (fenomeno inconcepibile in qualsiasi altra nazione europea), la cultura di dover essere supportati in tutto e per tutto dallo stato.

    L’ articolo ha un’impronta vittimistica, caratteristica che gli permetterà di accaparrarsi il consenso tra gl’altri di chi si sente vittima perchè a cinquant’anni non riceve una qualche pensione o da chi’ reclama il fatto che l’immondizia non viene prelevata dal quartiere abusivo in cui abita e magari è anche il primo a protestare contro la creazione di una discarica perchè pensa che l’immondizia si dissolvi nell’aria nel giro di un giorno, ma non sarebbe sensato recitare ogni tanto anche un mea culpa?

  5. Antonio Eduardo Favale scrive:

    Per Dylan:

    Comprendo il tuo pacifico sfogo, ma le regole dell’Economia sono un pò diverse e lo sappiamo.

    Una cosa è un piccolo principato (Il Piemonte dell’epoca) indebitato con potenze straniere, sull’orlo del collasso militare verso l’Impero Austriaco, e con una borghesia tanto pantofolaia e prona allo sfruttamento del debole quando materialistica nelle scelte e negli usi.
    Ben altro è uno stato finanziariamente solido, con una accumulazione originaria di capitale (circostanza questa indispensabile per avviare lo sviluppo) e un ingente tesoro di Stato frutto di una oculatissima politica economica fin dal tempo di Filangieri (uno dei più grandi fondatori dell’Economia in senso moderno).

    Unico neo: una popolazione ancora non pervertita dalla modernità. Queste erano le Due Sicilie d’Italia verso la metà dell’800.

    Non confondiamo la politica culturale con l’Economia, sono ben diverse e le Due Sicilie erano molto molto più moderne in quel senso di qualsiasi altro stato italiano. L’aggressione militare spacciata per Risorgimento fu un gravissimo vulnus all’Unità del popolo (che oggi infatti vive disunito e non coeso proprio al Sud) e fu un incentivo per quell’Italia dei Favori (anzichè dei Valori) in cui oggi purtroppo tristemente abitiamo.

    Distintamente,
    A.E.F.

  6. Dylan scrive:

    Caro Antonio
    forse dai miei interventi non é emerso cio’ che piu’ mi premeva dire. Non volevo discutere piu’di tanto sull’unitá d’Italia, sul come sia avvenuta, sicuramente discutibile. Non volevo mettere in primo piano la figura Regno delle due Sicilie (se continuiamo su questa linea pero’, esce fuori che eravamo i concorrenti numero 1 dell’Inghilterra dell’800).

    Volevo invece esprimere un giudizio (lo faccio per l’ultima volta) sulla nostra attualitá. Abbiamo tanti problemi, molti dei quali appartenenti ai nostri tempi e che quindi ci pongono aimé in perfetta sintonia con le altre nazioni. Altri invece sono problemi tipici del Mezzogiorno. Sono davvero tutti riconducibili all’unitá d’Italia? É davvero colpa un Torinese piu’ tosto che di un Milanese o un Veneziano se nel sud mancano in parte gli elementi essenziali degni di un paese moderno?
    Vogliamo davvero non assumerci nessuna responsabilitá?

    Il sud colonia del nord! Non mi sembra la direzione giusta su cui puntare.

  7. L'autore scrive:

    Caro Dylan, i primati di cui ti ho parlato non sono assolutamente sedicenti, bensì domentabili nei documenti conservati negli archi di Stato, oltretutto anche Alberto e Piero Angela ne hanno discusso in una puntata di Quark. Se ti riferisci alle condizioni in cui versava la povera gente nel 1860, su questo è sicuro che esse erano precarie dappertutto, in Francia, in Inghilterra e sicuramente nell’indebitatissimo Piemonte. Forse nel Regno di Napoli si stava un po’ meglio, dal momento che i tanto bistrattati Borboni garantivano l’educazione e la pensione a tutti. Del resto era anche il paese d’Europa col più basso tasso di mortalità infantile d’Europa. Riguardo all’unità italiana, oggi possiamo concludere che essa non è mai avvenuta, in realtà il sud è sempre rimasto la colonia del nord. Su si produce, qui si acquista soltanto e se qualcuno intende produrre, rischia di vedersi boicottati i suoi progetti. Non so se sei a conoscenza di un progetto relativo all’impianto di un’industria automobilistica in Abruzzo, subito accantonata per volere del direttivo del più importante gruppo italiano del settore …. Al nord le aziende che frodano il fisco vengono salvate, qui devono fallire, con la complicità dei nostri politici, degni figli di quei galantumini che 150 anni or sono cambiarono bandiera per conservare i loro interessi. Con l’occasione ti cito alcune affermazioni fatte nal noto esperto americano Edward Luttwak in un’intervista tratta da New Ton Compton: “E evidente che il sistema Italia, negli ultimi 50 anni, ha favorito il Nord molto più del Sud. Regalando un mercato protetto, quello appunto meridionale, dove si possono vendere macchinette scassate a alto prezzo. E vero che lo Stato ha anche assicurato massicci trasferimenti di soldi dal Nord al Sud, ma quando l’oro estratto al Nord viene filtrato attraverso una rete politica di clientele ciò che arriva a destinazione è soltanto acido corrosivo, peggio, fango: perché anziché favorire lo sviluppo provoca un ulteriore deperimento. Un meccanismo malefico che ha scoraggiato gli imprenditori meridionali dall’assumere rischi, e li ha trasformati in clientes, collettori di quei fondi settentrionali che in cambio di consenso politico Roma smistava al Sud. Quindi è logico pensare che se il Sud venisse lasciato a sé stesso, e per sopravvivere fosse quindi obbligato a sfruttare le proprie risorse, le cose per i meridionali andrebbero molto meglio. Sono convinto che un Sud indipendente, abbandonato dalla Padania, riuscirebbe a camminare bene con le sue gambe. Progredirebbe anzi molto più del Nord.” Non sono parole mie, ma quelle di uno dei massimi esperti di economia e geo-strategia a livello mondiale.

  8. L'autore scrive:

    Chedo scusa per gli errori di battitura!!!!

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